Il PPWR è il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, applicabile dal 12 agosto 2026 in tutti i Paesi dell’Unione. Introduce requisiti su riciclabilità, contenuto di riciclato, sostanze e documentazione, e sposta la valutazione dal modo in cui un imballaggio viene prodotto a cosa gli succede dopo l’uso. Per chi sviluppa packaging questo significa che la scelta del materiale non si gioca più solo su prestazioni e costi, ma anche su compatibilità con i flussi di riciclo esistenti, origine della materia prima e capacità di dimostrare la conformità con un fascicolo tecnico.
Che cos’è il PPWR e da quando si applica
Il PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation) è il regolamento europeo dedicato agli imballaggi e ai rifiuti da imballaggio. È entrato in vigore l’11 febbraio 2025 e si applica dal 12 agosto 2026.
Sostituisce la direttiva 94/62/CE, e la differenza è sostanziale: una direttiva va recepita da ogni Stato con una legge nazionale, un regolamento si applica direttamente e allo stesso modo in tutta l’Unione. Le regole sono quindi identiche in ogni mercato europeo in cui vendete.
L’obiettivo dichiarato è:
- ridurre la quantità di rifiuti da imballaggio
- aumentare la circolarità dei materiali
- migliorare la gestione del packaging lungo tutto il ciclo di vita.
Cosa prevede il PPWR: gli obblighi principali
Il regolamento ruota attorno a un gruppo di requisiti che entrano in vigore in tempi diversi.
- Sostanze (art. 5). Limite cumulativo di 100 mg/kg per piombo, cadmio, mercurio e cromo esavalente. Divieto di PFAS negli imballaggi a contatto con alimenti. In vigore dal 12 agosto 2026.
- Documentazione (art. 15). Dichiarazione di conformità UE e fascicolo tecnico per ogni tipologia di imballaggio, dal 12 agosto 2026.
- Riciclabilità (art. 6). Dal 1° gennaio 2030 ogni imballaggio deve essere progettato per il riciclo e raggiungere almeno la classe C, cioè il 70% in peso riciclabile. Dal 2038 restano ammesse solo le classi A (dal 95%) e B (dall’80%).
- Contenuto riciclato (art. 7). Dal 2030 ogni parte in plastica deve contenere una quota minima di riciclato post consumo, dal 10% al 35% secondo la tipologia, con soglie più alte dal 2040.
- Compostabilità (art. 9). Obbligatoria entro il 12 febbraio 2028 solo per bustine di tè e caffè, unità monodose morbide smaltite con il contenuto ed etichette adesive su frutta e verdura. Gli Stati membri possono estendere l’elenco.
- Minimizzazione e riutilizzo (art. 10 e 11). Riduzione di peso e volume, limite del 50% di spazio vuoto, requisiti per gli imballaggi riutilizzabili.
- Etichettatura armonizzata (art. 12), dal 12 agosto 2028.
A questi si aggiungono i divieti su alcuni formati monouso elencati nell’Allegato V, in vigore dal 2030, e la responsabilità estesa del produttore, con contributi modulati sulla performance ambientale dell’imballaggio.
Cosa cambia per le aziende che producono packaging
Il cambio di approccio è uno solo: non si valuta più soltanto come viene prodotto un materiale, ma anche cosa succede dopo il suo utilizzo. La scelta del materiale deve quindi tenere conto di 3 aspetti.
1. Riciclabilità del materiale
Il PPWR chiede che gli imballaggi possano essere realmente recuperati attraverso sistemi di riciclo efficienti. Significa progettare materiali compatibili con le infrastrutture esistenti, evitando soluzioni difficili da separare o da gestire a fine vita. Dal 2035 non basterà più il design: servirà una riciclabilità «su scala», cioè raccolta, selezione e riciclo effettivamente operativi in Europa.
Un dettaglio che pesa: la classe di riciclabilità si calcola sull’unità di imballaggio completa. Etichette, chiusure, adesivi e inchiostri possono abbassare il risultato di un corpo altrimenti eccellente.
2. Origine della materia prima
Cresce in parallelo la richiesta di alternative alle plastiche di origine fossile, spinta da pressione normativa, richieste della distribuzione e aspettative dei consumatori. Le aziende cercano soluzioni che combinino contenuto bio-based, prestazioni industriali, compatibilità con i processi produttivi e gestione responsabile del fine vita.
Attenzione però a un equivoco frequente: il PPWR non attribuisce alcun vantaggio automatico all’origine rinnovabile. L’art. 8 prevede solo che la Commissione riesamini entro il 12 febbraio 2028 lo stato della plastica bio-based per il packaging, con la possibilità di presentare in seguito una proposta legislativa.
3. Documentazione e responsabilità
Dal 12 agosto 2026 chi immette un imballaggio sul mercato deve avere una dichiarazione di conformità UE e un fascicolo tecnico. Il documento spetta al fabbricante dell’imballaggio, cioè a chi lo produce e lo immette sul mercato con il proprio nome o marchio. Il fornitore di materia prima non firma quella dichiarazione, ma senza i suoi dati il fascicolo non sta in piedi. È questo che rende la scelta del fornitore una decisione di conformità, e non soltanto di acquisto.
Il PPWR obbliga le aziende a usare materiali bio-based?
No. Il regolamento non impone un tipo di materiale e non prevede quote di contenuto rinnovabile. Si applica a tutti gli imballaggi immessi sul mercato UE, di qualsiasi materiale: plastica convenzionale, bioplastica, carta, vetro, metallo e legno seguono le stesse regole.
Il PPWR non giudica l’origine della materia prima, giudica il comportamento dell’imballaggio. Un polimero bio-based non è conforme per definizione, e un polimero fossile non è automaticamente fuori mercato.
Se il PPWR non lo impone, perché scegliere un materiale bio-based?
Perché la conformità è il pavimento, non il soffitto. Il PPWR fissa il minimo per restare sul mercato europeo, ma le ragioni che spingono un’azienda verso un polimero bio-based stanno quasi tutte fuori dal regolamento. E sono ragioni misurabili.
È un dato, non uno slogan. Il contenuto bio-based si misura in laboratorio e si dichiara in percentuale. Serve, perché dal 27 settembre 2026 le scritte generiche tipo «eco» o «green» sono vietate.
Abbassa le emissioni. Uno studio della Commissione europea stima tra il 30% e il 70% in meno rispetto ai polimeri fossili. È il numero che vi chiederà il cliente per il suo bilancio di sostenibilità.
Vi porta avanti. Entro il 2028 l’Europa deciderà se dare valore al bio-based anche dentro il PPWR. Chi lo usa già non dovrà rincorrere.
Vi rende meno dipendenti dal riciclato. Dal 2030 la plastica riciclata food grade sarà più contesa e più cara. Avere un’altra fonte di materia prima è sicurezza produttiva.
Ma serve una condizione: deve restare riciclabile. Finora scegliere bio-based voleva dire rinunciare al riciclo della plastica. Il vantaggio c’è solo se le due cose stanno insieme.
Materiali bio-based e riciclabilità: perché non sono la stessa cosa
Sono 2 caratteristiche indipendenti, e confonderle è l’errore più comune nei capitolati.
- Bio-based indica l’origine del carbonio, cioè una materia prima rinnovabile al posto di quella fossile. Non dice nulla sul fine vita.
- Riciclabile indica la capacità del materiale di rientrare in un flusso di riciclo esistente.
- Compostabile è un terzo concetto ancora diverso, l’unico con una norma tecnica dietro, la UNI EN 13432, e una certificazione rilasciata da un ente accreditato.
Per anni il settore si è trovato davanti a una scelta secca: materiali bio-based, spesso incompatibili con le infrastrutture di riciclo della plastica, oppure materiali riciclabili, generalmente basati su polimeri di origine petrolchimica. La sfida attuale è combinare le due caratteristiche nello stesso materiale.
Come scegliere un materiale per packaging conforme al PPWR
Per un’azienda che sviluppa un nuovo prodotto la domanda giusta non è «qual è il materiale più sostenibile», ma «quale materiale risponde meglio alle esigenze tecniche, normative e di fine vita della mia applicazione». Tre criteri, nell’ordine.
Prestazioni tecniche
Resistenza, stabilità dimensionale, lavorabilità, barriera e caratteristiche estetiche richieste dall’applicazione.
Compatibilità con i processi produttivi
Un materiale realmente applicabile a livello industriale deve integrarsi nelle linee esistenti, senza riprogettare stampi e cicli. Vanno verificate temperature, tempi ciclo, essiccazione e resa.
Fine vita
Riciclabilità, compostabilità e biodegradabilità non sono caratteristiche equivalenti e vanno valutate in relazione all’applicazione finale, cioè al flusso in cui l’imballaggio finirà davvero.
A questi tre criteri se ne aggiunge un quarto, spesso sottovalutato: la disponibilità della documentazione. Certificazioni, dati di composizione, analisi sulle sostanze e idoneità al contatto alimentare servono per compilare il fascicolo tecnico, e vanno chiesti al fornitore prima della qualifica, non dopo.
REKRILL RECYCLABLE: polimero 100% bio-based e riciclabile
REKRILL RECYCLABLE è il nuovo polimero sviluppato da KRILLMAT, azienda italiana con sede a Paderno Dugnano (MI), presentato nel settembre 2026 e sviluppato per rispondere alla direzione tracciata dal PPWR.
Il materiale unisce due caratteristiche storicamente difficili da combinare:
- 100% contenuto bio-based, da materie prime rinnovabili
- riciclabilità nel flusso convenzionale della plastica, senza richiedere un percorso di compostaggio separato
- prestazioni comparabili ai polimeri di origine petrolchimica
- compatibilità con estrusione, soffiaggio, stampaggio a iniezione, e stampaggio rotazionale
- idoneità al contatto alimentare secondo gli standard di UE, USA, Canada e Asia
È sviluppato e prodotto in Italia e trova applicazione in packaging, food & beverage, cosmetica e consumer products.
«La prossima generazione di materiali sostenibili non può concentrarsi su una sola caratteristica. Contenuto bio-based, prestazioni e fine vita devono funzionare insieme», afferma Ivan Calimani, CEO di KRILLMAT. «Con REKRILL RECYCLABLE abbiamo voluto creare un materiale che risponde a questa sfida: 100% bio-based, lavorabile industrialmente e progettato per rientrare nel flusso di riciclo della plastica».
REKRILL RECYCLABLE sarà presentato ufficialmente a Luxepack Monaco 2026.
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Fonti
- Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio
- Commissione europea, Packaging waste: https://environment.ec.europa.eu/topics/waste-and-recycling/packaging-waste_en


